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Glossario Denim H-O

  • H
  • Heavy weight denim
  • Con il termine "heavy weight denim" s'indica un determinato gruppo di tessuti denim caratterizzato dalla massima pesantezza, dovuta all'elevata concentrazione di cotone da cui la pezza è composta.
    Tutti i tessuti denim che sono più pesanti di dodici once per yard quadrata rientrano nella categoria degli "heavy weight denim".
  • Hige
  • Hige è un termine giapponese che è reso nella nostra lingua con "baffi", riferito alle righe sulla parte anteriore dei jeans.
    Con "hige", s'intendono le pieghe scolorite orizzontalente dallo sfregamento prolungato del denim, a seguito dell'utilizzo.
    Il colore blu dell'indaco, il cui pigmento rimane sulla superficie del filato, è reso più tenue anche a seguito dei lavaggi: le zone maggiormente usurate tendono al bianco, o alla scoloritura totale.
    I "baffi" sono maggiormente visibili intorno al cavallo e all'inguine, sulla parte anteriore dei jeans, e dietro le pieghe delle ginocchia, sul lato posteriore.
    I baffi vengono anche riprodotti manualmente, mediante trattamenti di usura localizzata per mezzo di spazzole o materiale abrasivo, al fine di ricreare un'estetica vissuta o di seconda mano, anche detta "vintage".
    Tali trattamenti sono eseguiti da personale molto qualificato in lavanderie industriali specializzate.
  • Hip huggers
  • Hip hugger è un termine anglosassone che indica un modello di pantaloni stretti sui fianchi e sulle cosce e svasati nella parte inferiore della gamba, da sotto il ginocchio fino alla caviglia.
    I jeans hip hugger sono caratterizzati dalla vita molto bassa e dalla vestibilità asciutta.
    Questo modello di pantaloni era in voga durante gli anni 1960 e 1970, in piena epoca disco dance.
  • Hipsters jeans
  • Il termine "hipsters jeans" si riferisce a dei pantaloni in denim a vita bassa, disegnati per essere poggiati sui fianchi o sotto di essi, sia per gli uomini sia per le donne.
    La gamba è solitamente diritta e asciutta, da sotto il cavallo, sulla coscia e fino alla caviglia.
  • Honeycombs
  • Con il termine anglosassone "honeycombs" si definiscono le linee scolorite che si creano mediante sfregamento dei jeans dietro le ginocchia, sulla parte posteriore.
    Infatti, il pigmento del puro indaco non penetra nel filato.
    Il tessuto denim, graffiandosi, presenta delle scoloriture che ricordano le celle dell'alveare: un nido d'ape, appunto, da cui prendono il nome.
    I baffi posteriori sono spesso realizzati manualmente da personale qualificato in lavanderie industriali specializzate, per ricreare un look di seconda mano sui jeans.
  • Hot pants
  • Con il termine "hot pants" si definisce un particolare modello di jeans, tagliato cortissimo, di solito appena sotto il cavallo, indossato dalle donne.
    Gli hot pants sono stati, nel corso degli anni '70, simbolo di sessualità e di emancipazione femminile e sono ancora assai popolari ai nostri giorni.
    Gli hot pants possono essere confezionati in tessuto denim o in altra tela, in una grande varietà di colori.
    Gli hot pants sono anche chiamati "daisy dukes", dal nome della protagonista femminile del serial tv "hazzard", che nel telefilm indossa spesso shorts in denim stretti e corti.
  • I
  • Imbozzimatura
  • Con il termine "imbozzimatura" s'intende il procedimento industriale effettuato sull'ordito per rendere più resistenti i fili sottoposti alle sollecitazioni del telaio, con il fine di facilitare la tessitura del filato.
    L'imbozzimatura, quindi, oltre a rendere il filato più resistente, lubrifica l'ordito riducendone l'attrito durante la tessitura.
    In ultimo, ma non meno importante, l'imbozzimatura rende la superficie dell'ordito più liscia e compatta, impedendo alla peluria superficiale, presente sui fili, di sollevarsi.
    Vedi anche "bozzima".
  • Inamidare
  • Con il termine "inamidare" si definisce il processo in cui l'amido è applicato al filato di un tessuto denim, per renderlo più rigido.
    Inamidare il filato di cotone consente al tessuto di rimanere in piega, senza arrotolarsi o muoversi, durante le operazioni di taglio, dove numerosi strati di tessuto sono sovrapposti per essere processati simultaneamente.
    L'amido è facilmente visibile sul denim grezzo, anche perché garantisce la tipica rigidità propria dei jeans non lavati, e tende a scomparire gradualmente dopo ripetuti lavaggi in acqua.
  • Inch
  • Con il termine "inch" è indicata un'unità di lunghezza nel sistema di misurazione imperiale britannico e americano che, in italiano, è chiamato "pollice".
    Il pollice internazionale è pari a 2,54 centimetri.
    Il simbolo standard internazionale per pollice è "in".
    Le taglie dei jeans sono espresse in pollici.
  • Inclinazione
  • Poiché il tessuto denim restringe, a contatto con l'acqua, più perpendicolarmente rispetto alla linea della costruzione twill che lungo quest'ultimo, la linea di twill sarà prodotta con una "inclinazione" di circa cinque gradi, per limitare l'effetto di torsione del tessuto.
    Infatti, è per compensare ciò, impedendo che la gamba del jeans "giri" su se stessa a causa del "calo" del tessuto, che il tessuto denim è costruito con un'inclinazione che varia dal tre al sette per cento nella direzione opposta del twill.
    In questo modo, si evita la naturale torsione della cucitura laterale del jeans verso la parte anteriore.
    I jeans d'epoca, o vintage, e tutti i jeans considerati autentici, confezionati con tessuti in cimosa non sanforizzati e non "inclinati", presentano il fenomeno di torsione delle cuciture laterali verso la parte anteriore del jeans, su entrambe le gambe.
  • Indaco
  • Con il termine "indaco" è indicato uno dei sette colori dell'arcobaleno, compreso tra il blu e il viola.
    L'indaco è un colorante di origine vegetale, originario dell'India, dove era utilizzato già migliaia di anni fa.
    Il colore indaco è estratto dalla pianta Indigofera tinctoria ed è usato per la preparazione della tintura impiegata per la produzione dei migliori denim giapponesi presenti sul mercato mondiale.
    Si ricava dalla fermentazione delle foglie della pianta, e il mordente ottenuto è fatto ossidare all'aria in grandi vasche, dove è costantemente agitato per evitarne l'incrostazione.
    Proprietà naturali dell'indaco sono la buona solidità del colore e la dissolvenza incessante.
    Il pigmento dell'indaco, infatti, non penetra completamente nella fibra di cotone, ricoprendola solo sulla superficie.
    L'indaco, pur essendo un pessimo colorante, è l'unico che, anziché tendere al grigio con il tempo, assume una tonalità di colore sempre più brillante.
    È per questo motivo che il colore dei blue jeans tinti in puro indaco è in continuo cambiamento, apparendo sempre irregolare e unico.
    A ogni lavaggio, dopo l'abrasione naturale dovuta all'utilizzo, il tessuto perde una parte del pigmento che svela sfumature sempre diverse, che vanno dal celeste chiaro al blu notte profondissimo.
    I toni principali dell'indaco sono: indaco elettrico, profondo indaco, indaco chiaro e indaco tropicale.
    Altre variazioni del colore indaco sono: indaco brillante, indaco denim, indaco imperiale e indaco giapponese.
    I capi in denim vintage, prodotti fino alla metà degli anni '70, erano solitamente tinti con indaco naturale, che presenta un cast rosso chiaro mescolato con il blu.
    A causa della coltivazione e dei processi di lavorazione necessari per la tintura in puro indaco naturale, i costi di produzione dell'indaco sono altissimi e, purtroppo, la maggior parte di quello ora in commercio è prodotta sinteticamente.
  • Indaco naturale
  • Con il termine "indaco naturale" si definisce una miscela organica con una tonalità di blu unica.
    L'indaco naturale è ottenuto da una varietà di piante della specie Tinctoria.
    Oggi, l'indaco è utilizzato principalmente come colorante per la produzione di tessuto denim per la confezione di jeans e giubbini.
    Per la tintura di un paio di blu jeans sono necessari da cinque a quindici grammi d'indaco naturale, e sono necessari fino a quasi tre mesi per preparare il colorante, ottenuto dalla macerazione delle foglie essiccate della pianta Indigofera Tinctoria, che in giapponese è chiamato "sukumo".
    Questa soluzione viene in seguito mescolata con mordente fermentato, in un liquido che tecnicamente è detto "bagno di mordenzatura".
    Poiché il pigmento non penetra nella fibra, l'indaco è considerato un pessimo colorante.
    La pianta Indigofera Tinctoria è originaria dell'India, dove era anticamente largamente coltivata e da cui prende il nome.
    Per questo motivo, l'India è considerata il principale centro di tintura e di produzione dell'indaco, in tutto il mondo.
    L'indaco è uno dei materiali coloranti organici, utilizzato per la tintura dei tessili da oltre quattromila anni.
    I Romani conoscevano bene l'indaco, che era impiegato nei processi di tintura e nella produzione di cosmetici.
    Furono proprio i Romani ad assegnare il nome latino "indicum" al pigmento blu originario dell'India, che divenne "indaco" nella lingua italiana e "indigo" nel vocabolario inglese.
    L'indaco naturale è un colorante organico dalla difiicile gestione e utilizzo, per la ragione di non essere solubile in acqua.
    Per essere disciolto richiede di essere sottoposto a una reazione chimica, che trasforma il semplice indaco in "indaco bianco".
    Quando un panno grezzo è immerso nel bagno di tintura e, in sguito, estratto, l'indaco bianco inizia immediatamente il processo di ossidazione mediante il contatto con l'aria, ritornando all'insolubile, profondissima tonalità originaria di blu.
    La tintura è ottenuta immergendo ripetute volte il filato, o il tessuto, nel bagno di tintura, contenuto in ampie vasche di acciaio.
    Più volte il materiale tessile è immerso nei bacini, più intenso diverrà il colore blu dell'indaco, una volta terminato il processo di ossidazione con l'ossigeno.
    Contariamente agli altri coloranti naturali, l'indaco tende ad assumere nel tempo un colore brillante, anziché perdere di tonalità.
  • Indaco sintetico
  • L'indaco sintetico è quello creato artificialmente, all'opposto di quello naturale, estratto dalla pianta "indigofera tinctoria".
    Vedere anche alla voce "indaco".
  • Indigo
  • Indigo è il termine anglosassone per il nostro "indaco".
    Vedi alla voce "indaco".
  • Inseam
  • Con il termine anglosassone "inseam" si definisce la misura della lunghezza della gamba del jeans presa dall'interno, appunto misurando la cucitura interna dal cavallo fino all'orlo del pantalone.
  • Interno-gamba
  • Il termine tecnico "interno-gamba" equivale a quello anglosassone "inseam".
    Consulta la voce "inseam".
  • Iper-lavato
  • Con il termine "iper-lavato" si definiscono i jeans e giubbotti in denim che sono stati quasi completamente scoloriti a causa dell'usura e dei ripetuti lavaggi.
  • Iro-ochi
  • Il termine giapponese "iro-ochi" può esere tradotto con "sudiciume", con riferimento alla patina che si crea con il venir meno del pigmento dell'indaco dal tessuto denim, a causa dell'usura e dei lavaggi.
    Il termine "iro-ochi" è particolarmente utilizzato tra gli amanti dei jeans, per indicare lo sbiadimento delle sole aree localizzate e non dell'intero capo.
  • J
  • Jeans
  • Con il termine "jeans" si definisce un particolare tipo di pantaloni confezionati con tessuto denim.
    Il nome deriva probabilmente dalla parola "francese" "Genes", che è la traduzione della parola italiana indicante la città di Genova, dove i tessuti in denim erano originariamente manufatti.
    S'ipotizza che il termine inglese blue-jeans sia derivi dalla frase francese "blue de genes", che significa blu di Genova.
    Questi tessuti erano anticamente utilizzati per confezionare i sacchi per le vele delle navi e per proteggere le merci nel porto.
    Questi pantaloni, particolarmente robusti e dall'intenso colore blu, erano indossati dai marinai italiani che s'imbarcavano dal porto di Genova.
    I jeans, pertanto, nascono come uniformi da lavoro, perché la resistenza del tessuto garantiva un'elevata protezione per i lupi di mare, tanto dal freddo quanto dalle abrasioni.
    Nel sedicesimo secolo i marinai genovesi esportarono i jeans in tutto il mondo.
    I jeans vintage erano realizzati con una tela tinta di un colore blu intenso, tipico del puro indaco naturale.
    I jeans sono caratterizzati da accessori particolari quali rivetti, prodotti in rame o in altre leghe, e bottoni di metallo.
    Sebbene la definizione storica stabilisca che tutti i jeans debbano essere prodotti in denim di cotone, il termine jeans è stato esteso a tutti i pantaloni, cosiddetti "cinque tasche", realizzati in velluto, fustagno, twill e canvas, che solitamente vengono sovrattinti in una vasta gamma di colori.
    I jeans sono oggi prodotti in una varietà di modelli aventi disegni e vestibilità diverse, come ad esempio i jeans a campana, i jeans a zampa d'elefante, i jeans a matita, i jeans a sigaretta o a tubo, con vita alta, media e bassa.
    Negli ultimi decenni si è anche sviluppato l'uso di confezionare dei pantaloni che sono in seguito sottoposti a processi d'invecchiamento, con il fine di riprodurre un'estetica vissuta, o di seconda mano.
    Le lavanderie industriali specializzate hanno elaborato delle tecniche di lavaggio, eseguite con macchinari tecnologici di ultima generazione da personale molto qualificato, che conferiscono ai jeans un aspetto "delavato" come, ad esempio, lo stone-washed o lo stone bleached.
    Gli effetti di usura in aree localizzate sono ottenuti per mezzo di mole meccaniche o altri materiali abrasivi, con cui il tessuto dei jeans è grattato e abraso.
  • Jeans a carota
  • Si definiscono con il termine 'jeans a carota' quelli aventi un taglio morbido sulla parte alta della gamba, che stringe progressivamente dal ginocchio alla cabiglia.
    I jeans a carota erano popolari negli anni ottanta ed erano indossati arrotolati sul fondo (peg-jeans).
    Poiché i jeans a carota hanno una vita generalmente bassa e la cintura del pantalone poggia sui fianchi, sono adatti a esaltare tanto le forme dei corpi sinuosi quanto quelle dei magri.
    I jeans a carota, seppure unisex, sono indossati da donne, nella maggior parte dei casi.
  • Jeans a gamba dritta
  • I "jeans a gamba dritta" sono quelli caratterizzati dal particolare disegno avente la stessa larghezza della gamba dal ginocchio fino al fondo del pantalone, all'altezza della caviglia.
  • Jeans a matita
  • Vedi alla voce "slim fit" jeans.
  • Jeans a sigaretta
  • Jeans e pantaloni a sigaretta hanno un taglio diritto sulla gamba, dalla coscia fino all'orlo.
    I jeans a sigaretta non fasciano i polpacci e per questo motivo si differenziano dai pantaloni jeans "skinny" che, invece, aderiscono su coscie, ginocchia e caviglie.
    Vedi anche jeans "slim fit".
  • Jeans a zampa
  • Si definiscono jeans e pantaloni a "zampa d'elefante" tutti quelli rientranti in un modello costruito a vita bassa che vede la gamba allargarsi dal ginocchio fino al fondo ricordando, appunto, la forma della gamba di un elefante.
    I pantaloni a zampa d'elefante sono stati utilizzati, inizialmente, dai marinai e, in seguito, hanno costituito un connotato distintivo del fenomeno della contro-cultura hippy.
    I jeans e i pantaloni a zampa d'elefante, seppure con alternato successo, non sono mai passati di moda e sono ancora oggi in produzione.
  • Jeans affusolati
  • I "jeans affusolati", anche noti con il nome "tapered jeans", si riferiscono a un modello caratteristico di pantalone, avente solitamente una vestibilità asciutta, che si restringe dal ginocchio verso il fondo gamba, fino all'orlo.
  • Jeans consumati
  • I jeans consumati (worn-out) sono ottenuti mediante uno speciale trattamento in soluzione acquosa.
    I capi in denim sono lavati con pietre (stone wash) dopo essere stati abrasi con carta vetrata, sabbiatrice o molette al fine di ottenere un aspetto vissuto e vintage.
  • Jeans invecchiati
  • I jeans invecchiati sono ottenuti mediante un prodedimento industriale, ottenuto manualmente o da uomo-macchina, mediante ripetute abrasioni e scoloriture localizzate che conferiscono artificialmente al denim un aspetto "vissuto".
    I ripetuti trattamenti di usura, oltre a cambiare l'estetica del pantalone, ammorbidiscono il tessuto denim e rendono il jeans confortevole.
  • Jeans logori
  • I jeans logori (worn-in) hanno un aspetto sbiadito e di seconda mano, a causa dei ripetuti lavaggi e per l'usura, dovuti all'utilizzo o artificialmente, mediante processi industriali di invecchiamento.
  • Jeans Unisex
  • I jeans unisex sono quelli che possono essere indossati sia dagli uomini sia dalle donne.
    Vedi anche "boyfriend jeans".
  • K
  • khaki
  • Con il termine "khaki" si definisce una tonalità di colore beige.
    Con lo stesso nome s'indica anche un tessuto di cotone particolarmente resistente, avente tale colore.
    Il tessuto khaki era inizialmente utilizzato per la confezione di uniformi militari.
    Solo in seguito il suo impiego è stato esteso alla produzione di abiti civili, in prevalenza pantaloni, che prendono il nome di khaki o chino.
  • L
  • Laser
  • Con il termine "laser" è indicato un particolare macchinario utilizzato nella produzione tessile e di abbigliamento.
    Il raggio laser è utilizzato per rimuovere il colore dalla superficie del tessuto stesso ed è impiegato principalmente per ottenere effetti tridimensionali, come abrasioni localizzate e baffi per i jeans.
    Il laser è un'operazione industriale e, pertanto, i suoi costi sono assai inferiori rispetto all'intervento manuale eseguito da personale, estremamenete qualificato.
  • Launderette
  • Con il termine anglosassone "launderette" si definisce una lavanderia self-service, o anche detta "lavanderia a gettone" o "lavaggio a gettone", dove i capi di vestiario sono lavati e asciugati.
    Altri termini anglosassoni in vopg anegli anni '60 erano "laundromats" e "washeterias".
  • Laundromat
  • Vai alla voce "launderette".
  • Lavaggio
  • Con il termine "lavaggio" è indicata una serie di differenti processi e tecniche industriali che utilizzano liquidi di varia natura, o semplicemente acqua, in combinazione con numerosi trattamenti meccanici, o manuali, applicati ai jeans e altri indumenti prodotti con tessuto denim o in cotone, con il fine di alterare l'aspetto degli indumenti per creare effetti vintage o moderni.
    Le operazioni di lavaggio sono svolte in strutture industriali dotate di macchinari tecnologici ed esclusivi, da personale specializzato.
  • Lavaggio a secco
  • Il Lavaggio a secco è un qualsiasi processo di pulizia per indumenti che utilizza prodotti chimici diversi dall'acqua.
    Il solvente è impiegato per pulire capi delicati che non possono sopportare i forti stress causati da una lavatrice e da un'asciugatrice.
    Il termine è tradotto in inglese con "dry-cleaning".
  • Lavaggio acido
  • Il "lavaggio acido" è il processo industriale ottenuto immergendo pietre pomice in un bagno di cloro.
    Anche le pietre sono utilizzate per il trattamento stone-washed del jeans.
    La forte scoloritura che ne deriva è molto contrastante con l'indaco utilizzato per la tintura del denim.
    A causa del colore chiaro conferito al jeans è anche conosciuto come "lavaggio marmorizzato", "lavaggio lunare" o anche "lavaggio-neve".
    Esempi di lavaggio acido sono facilmente riscontrabili negli indumenti utilizzati da gruppi musicali heavy-metal e hard-roch, che hanno caratterizzato l'estetica del denim degli anni ottanta.
  • Lavaggio di fiume
  • Con il termine tecnico "lavaggio di fiume" s'intende una speciale operazione, effettuata sui jeans all'interno di lavanderie industriali specializzate.
    Il cosiddetto "lavaggio di fiume" utilizza una combinazione di pomice ed enzimi della cellulosa, che conferiscono al denim un aspetto usurato insieme a una mano morbida e confortevole.
    In un primo momento, i jeans sono introdotti nella macchina, caricata con pietre.
    Gli enzimi sono rilasciati soltanto nel secondo ciclo di lavaggio e sono lasciati nel tumbler finchè il livello d'invecchiamento desiderato non è stato raggiunto.
    Il "river washing", o lavaggio di fiume, è molto utilizzato perché, insieme allo stone washing e allo stone bleaching, riesce a creare un effetto tridimensionale sul denim dei blue jeans.
  • Lavaggio enzimatico
  • Si definisce 'lavaggio enzimatico;' il processo di lavorazione industriale eseguito in specializzate lavanderie tessili, in cui i capi di abbigliamento sono lavati in ambiente acquoso con aggiunta di enzimi, da cui prende il nome.
    Tali enzimi hanno la funzione di mangiare, fisicamente, la cellulosa del cotone.
    Il lavaggio enzimatico può essere utilizzato per conferire un effetto "vissuto" all'indumento trattato, specialmente nella produzione di capi in denim, o per ripulire la superficie dello stesso da impurità del filato.
    Nel primo caso, poiché il pigmento dell'indaco non penetra all'interno del filo di cotone, quando il jeans è immerso in un bagno di enzimi, il profondo colore blu è rimosso insieme alla parte superficiale della fibra.
    L'effetto di schiarimento si determina nelle zone di maggiore trattamento e il jeans è invecchiato come se fosse stato indossato, o comprato di seconda mano.
    Una volta che la tonalità desiderata è stata raggiunta, si blocca la reazione degli enzimi, modificando l'alcalinità del bagno o semplicemente riscaldando l'acqua.
    Nella "ripulitura" del jeans, il lavaggio enzimatico è utilizzato per rimuovere impurità del filato, con il risultato di rendere il denim meno peloso, conferendo una mano più morbida e confortevole, insieme a un aspetto meno lucido.
    Un ciclo di risciaquo con ammorbidente segue solitamente il lavaggio enzimatico.
    Il lavaggio enzimatico è considerato eco-friendly essendo più ecologico del lavaggio ottenuto mediante pietra pomice o di sbiancamento.
    Vedi anche la voce "enzimi".
  • Lavaggio singolo
  • Nel mondo della confezione di capi in denim s'intende con "lavaggio singolo" il procedimento di "sbozzima", ammorbidimento e risciacquo dei jeans.
    Vedi alla voce "one wash" jeans.
  • Lavaggio usurato
  • Con il termine "lavaggio usurato" è indicato un particolare processo industriale applicato ai jeans e, in generale, agli indumenti confezionati con tessuto denim, in lavanderie specializzate.
    Il lavaggio usurato è contraddistinto dall'utilizzo di materiale abrasivo, come le graffiature manuali, realizzate sia con carta vetrata sia con sabbiatrici.
    L'effetto di usura scolorisce il tessuto in aree localizzate come le ginocchia, le tasche, le cosce e il fondo gamba, creando un effetto tridimensionale sui jeans.
    Ogni jeans è trattato singolarmente da personale altamente specializzato risultando, quindi, unico,
  • Lavanderia Industriale
  • Si definisce "lavanderia industriale" la struttura all'interno della quale sono elaborati, mediante una serie di processi eseguiti meccanicamente o manualmente, indumenti e capi di abbigliamento confezionati in precedenza.
    Tra le numerosissime operazioni realizzate, si distingono per importanza: tintura in capo, stone washing, stone bleching, sabbiatura, abrazioni su aree localizzate, carteggiatura, lavaggio enzimatico, sbozzima.
    I processi sopra elencati conferiscono caratteristiche uniche agli indumenti, secondo le richieste del mercato della moda.
    Negli ultimi anni, la crescente domanda di jeans "invecchiati" ha reso possibile la specializzazione di alcune lavanderie industriali, che eccellono nell'esecuzione di trattamenti "tridimensionali" sui capi in denim, al fine di ottenere un'estetica "vintage" o "second-hand".
    Le lavanderie industriali, pertanto, sono diventate fondamentali per la produzione dei jeans e per la loro preparazione alla vendita.
    Le tecniche messe a punto all'interno di questi stabilimenti hanno rivoluzionato il mercato degli indumenti confezionati con tessuto denim, diventando imprescindibili nella produzione di jeans e denimwear.
    Le lavanderie industriali più qualificate e più tecnologicamente avanzate si trovano nel Nord dell'Italia.
  • Left-hand denim
  • Con il termine anglosassone "left-end denim" s'identifica un particolare tipo di tessuto con armatura "saia", realizzato in denim, le cui linee composte dal filato corrono dall'angolo in alto a sinistra verso l'angolo in basso a destra della pezza.
    Il denim orientato a sinistra, o left-hand, ha generalmente una mano molto più morbida al tatto, se confrontato con il denim cosidetto "right-hand", soprattutto dopo aver eseguito il lavaggio,
  • Loomstate
  • Con il termine "loomstate" s'intende il tessuto denim grezzo, appena confezionato, senza che abbia subito alcuna trasformazione o modifica industriale, come ad esempio il procedimento di "skewing" o inclinazione, la tintura, la bruciatura, o "singeing", né altre operazioni quali l'inamidatura o la sanforizzazione.
    I tessuti in denim loomstate sono anche detti "gray goods", in gergo tecnico.
  • M
  • Mano
  • Per "mano" di un tessuto s'intende la sensazione che il tessuto determina sulle dita o sul dorso della mano, tramite sfregamento.
    La mano, quindi, determina le caratteristiche del tessuto al tatto come, per esempio, la morbidezza, l'elasticità, compattezza.
    La mano può risultare: grezza, ruvida, soffice, secca.
    Una mano di particolare pregio è data dal tessuto chiamato, appunto "mano pesca", essendo particolarmente piacevole, perché soffice e liscio.
  • Mercerizzazione
  • Con il termine "mercerizzazione" s'intende un procedimento industriale applicato al filato o al tessuto, con il fine di aumentarne la forza e la lucentezza.
    Infatti, il processo di mercerizzazione modifica la struttura chimica della fibra di cotone.
    Nell'industria del denim, il cotone mercerizzato è spesso utilizzato per mantenere il pigmento dell'indaco o di altre tinture vegetali sulla superficie del tessuto, in modo di causare un più rapido scolorimento dei jeans, incrementando al contempo la loro robustezza.
  • Micro-sabbiatura
  • Con il termine micro-sabbiatura s'intende un trattamento industriale su tessuti realizzati in denim di cotone.
    La pezza di stoffa è fatta scorrere su una batteria di rulli avvolti da carta vetrata o imbevuti di agenti chmici abrasivi.
    Questo processo conferisce al tessuto denim una mano molto morbida e liscia.
    La micro-sabbiatura, inevitabilmente, causa uno scolorimento dell'indaco, determinando un calo di tono del blu.
  • N
  • Navetta
  • Con il termine "navetta" è indicato il dispositivo che trasporta il filo della trama attraverso il telaio.
    Era utilizzato nei telai d'epoca, che da questo prendono il nome.
    Il denim con cimosa autentico è prodotto esclusivamente mediante telai a navetta.
  • Nucleo filato
  • Il "Nucleo filato", noto anche come "Polycore", è un filato in cui un filo di base è interamente avvolto da uno o più fili, ritorti sullo stesso.
    È ottenuto ruotando un numero variabile di fibre attorno ad un filamento centrale.
    A causa della sua particolare costruzione, il tessuto Polycore è molto più resistente dei filati tradizionali.
  • O
  • One wash jeans
  • Con il termine anglosassone "one wash", tradotto in italiano con "lavaggio singolo", è indicato un processo industriale applicato su indumenti confezionati, all'interno di lavanderie specializzate nella produzione di abbigliamento.
    Per "lavaggio singolo" s'intende, in gergo tecnico, la sbozzima e il risciaquo del jeans, ed è lavaggio di base per ogni capo realizzato in tessuto denim.
    Il lavaggio singolo è anche conosciuto come "lavaggio scuro", perché ha come scopo quello di rendere il jeans più morbido e confortevole, senza alterarne le caratteristiche riguardanti il colore che, infatti, rimane blu scuro.
    Durante la produzione dei tessuti denim, sono utilizzati amidi e altre sostanze atte a rinforzare la struttura del filato, per facilitare le operazioni di tessitura.
    Questo processo, però, rende il tessuto denim assai rigido e sgradevole al tatto.
    La sbozzima, insieme allo spurgo e al successivo risciaquo, ha per obiettivo di ripulire il tessuto da queste sostanze resinose e collose.
    Questo lavaggio singolo è effettuato in ambiente acquoso, con aggiunta di detergenti, ammorbidenti e soluzioni specifiche per il processo di "sbozzima" dei jeans.
    Il lavaggio singolo è considerato il lavaggio standard per la produzione di jeans giapponesi tinti con metodi tradizionali e coloranti vegetali, come il puro indaco naturale.
  • Open-end denim
  • Con il termine open-end denim è intesa una particolare qualità di tessuto denim, filato con una tecnologia "a finale aperta", che non nutilizza un mandrino, o fuso.
    Il telaio "open-end" è stato progettato in Cecoslovacchia nel 1963 ed è il macchinario utilizzato per la produzione di tessuti a finale aperta.
    Nel denim open-end, le fibre di cotone sono "fintamente ritorte", essendo pressate insieme anziché avvolte le une intorno alle altre.
    Pertanto, il denim prodotto in questo modo è meno costoso, e pregiato, del denim filato con il sistema "ring-spun", o ritorto.
    Il denim open-hand presenta uno spessore maggiore e ha un aspetto peloso al tatto, è più voluminoso e grezzo che quello prodotto con i sistemi ring-spun (denim ritorto) e ring-ring (doppio ritorto).
    Benchè più economico nella realizzazione, il denim open-end non è considerato il migliore denim disponibile sul mercato.
    Per le sue caratteristiche di composizione, questo particolare tessuto denim è ben noto per assorbire più indaco degli altri, creando tonalità più scure.
    La grande resistenza dovuta allo spessore del tessuto rende il denim open-end ideale per la produzione di abbigliamento da lavoro.
  • Ordito
  • Con il termine "ordito" si definisce una caratteristica costruzione di filato, in cui i fili verticali sono tessuti sotto e sopra il filo della trama.
    I filati verticali sono più resistenti e hanno maggiore torsione dei fili della trama.
    Per quanto riguarda la produzione di abbigliamento in tessuto denim, l'ordito corre parallelamente alla cimosa, ed è tinto con coloranti, indaco o nero.
  • Orlatura
  • Con il termine tecnico "orlatura" s'indica un determinato processo di taglio sul tessuto di un indumento, in cui il bordo tagliato di un'estremità di un capo d'abbigliamento è ripiegato due volte e poi cucito, in modo che non possa dipanare.
    L'orlatura può essere realizzata sia manualmente sia per mezzo di macchine per cucire.
    I jeans d'epoca, o vintage, erano orlati con macchine per cucire speciali, in grado di realizzare una cucitura a catena detta, appunto, "catenella".
  • Ossidazione
  • Con il termine "ossidazione" si definisce una particolare chimica che avviene quando l'ossigeno reagisce chimicamente con il colorante naturale.
    Il processo di ossidazione è reso possibile quando il filato, in precedenza immerso nel bagno d'indaco, è estratto dalla vasca prima dell'immersione successiva, una volta terminata la tintura.
  • Overall
  • Con il termine anglosassone "overall" si definisce una tuta da lavoro, anche detta "salopette".
    Questo indumento, considerato unisex, si compone di un pantalone avente una larghezza della gamba piu ampia del normale e di un'estensione sul busto in forma di pettorina, avente alle estremità una coppia di bretelle che si allacciano, incrociate, sul retro del pantalone.
    L'overall è realizzata, principalmente, in tessuto denim ed è dotata di numerose tasche per riporre gli attrezzi.
    L'indumento è stato inventato nella seconda metà del 1900, per assolvere le esigenze pratiche degli operai (uomini e donne), e per proteggere i lavoratori dal freddo e dagli infortuni, a causa della sua robustezza.
    Le tute da lavoro "overall" hanno iniziato a entrare nel guardaroba informale di molte persone, già dagli anni '60.
    In seguito, le salopette hanno iniziato a essere confezionate in materiali diversi dal denim, quali il canvas e il twill, in diversi colori e in molteplici varianti quali, ad esempio, la gonna salopette.
    Oggigiorno, le salopete sono realizzate soprattutto in materiali tecnologici, termici e ignifughi, che hanno permesso all'indumento di essere utilizzato in occasioni estreme, come ad esempio per le uniformi dei pompieri o, al contrario, come tuta termica da neve.
    La salopette in cotone, invece, è particolarmente diffusa, nel mondo, tra le donne in maternità e tra gli skater.
  • Overdye
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